su
giù

Vecchio Mulino a pietra azionato ad acqua a Castiglioni
vicino il fiume Caffarelli con la Diga e il Canale

 

(Erika Luks, Festa del Pane, Ottobre 2016)

 

Ashampoo Snap 2016.11.06 13h58m37s 001

Ashampoo Snap 2016.11.05 16h31m02s 004

Ashampoo Snap 2016.11.06 14h18m39s 003

In passato, nel Medioevo, e a Castiglioni da ca. 350 anni fa,  i mulini macinavano  senza corrente elettrica ma a pietra e azionato ad acqua. Con l'arrivo della corrente a Castiglioni fu chiuso il nostro mulino ad acqua nel 1920. L'ultimo mugnaio, Angelo Spoletini, con sua moglie Maria Luigia Marceletti, sua figla Rosa, suo genero Anacleto Rossi e suo nipote Alfio Rossi costruivano poi il mulino elettrico nel centro di Castiglioni.

 

Nel ritaglio della mappa gregoriana di 1835 si vede il canale con la presa alla diga e il mulino.

 

La diga fu costruita 400 m più a monte dove il livello del fiume era più alto del mulino. La diga serviva per deviare una parte dell'acqua in un canale artificiale, detto la gora. Fu larga fino a 2 m e delimitata da due forti muri di sasso che furono coperti con grosse lastre di pietra. Il fondo era di terra battuta, il pelo dell' acqua era lisco e con piccolissima pendenza in modo che la corrente fosse lenta e senza vortici. Si evitavano cosi erosioni del terreno e dei muri e si teneva il livello dell' acqua il più vicino possibile a quello della presa alla diga.

Dopo la chiusura del mulino  l'ambiente tra la diga e il mulino cambiò lentamente la sua struttura. E cosi, il canale del fiume Caffarelli scomparve. Qualche anno fa hanno riscoperto un pezzo  del canale e scavato i sassi per decorare l'ingresso di una casa.

A ca 20 metri in sud dal mulino la gora si allargava e formava il bottaccio, un invaso a pianta triangolare che fu sbarrato dalla parete del mulino. Per regolare l'arrivo dell'acqua alla fine della gora, c'erano due paratoie che evitavano che l'acqua entrava in certe situazioni nel bottaccio, p. e. quando c'era pericolo di piena, oppure durante la manutenzione al bottaccio o al mulino. In questi casi si deviava il corso dell'acqua direttamente verso il fiume. Per regolare il livello dell' acqua nel bottaccio per evitare che tracimasse dal bottaccio quando il mulino non lavorava, hanno costruito nel muro del bottaccio posto verso il fiume  un sfioratore per determinare il livello massimo dell'acqua.

 

Ashampoo Snap 2016.11.06 14h23m49s 004

Ashampoo Snap 2016.11.06 14h26m32s 005

Nella parte bassa della parete dell'edificio verso il bottaccio erano ricavati i canali tronco conici, detto trombe o roggie, una per ogni macina (2), simili a grandi imbuti inclinati verso il basso, che convogliavano l'acqua in pressione verso le camere delle acque. Alla fine della tromba il foro era sbarrato da una saracinesca che regolava il getto in pressione sulle pale della ruota orizzontale.

mulino figura 2

 

Ashampoo Snap 2016.11.06 14h40m46s 007

 

Dopo la roggia era il vano detto camera delle acque. Un locale interrato, costruito in muratura a sasso di fiume, e coperto con una volta a botte per reggere sia il peso della costruzione sovrastante che la forte spinta dell'acqua.

La ruota, detto rodet, aveva le pale incastrate in un fuso di legno su cui s'innestava l'albero verticale, detto il ritrecine, che trascinava in rotazione – mediante un asse di collegamento in ferro – la macina mobile che fu posta al piano superiore. L'asse - collegata con la macina mobile – passava prima attraverso il buco nel pavimento del piano superiore e dopo attraverso la macina fissa.

La rodet pioggiava su un traversone in un incavo rivestito di metallo per ridurre l'attrito, detto bronzina. Sull'estremita del traversone, detto la banchina, c'era una leva collegata a un tirante, detto alzatoio, che era manovrabile dalla camera delle macine. Questa leva aveva due scopi: il primo era variare l'altezza alla saracenesca rispetto al getto d'acqua e il secondo di regolare la distanza tra la macina mobile e quella fissa per determinare la finezza del macinato.

L'acqua ritornava poi attraverso il canale di scarico verso il fiume Caffarelli.

 

Le spiegazioni tecniche sul metodo di lavoro del mulino sono tratte dal libro "Mulini storici: conoscenza e suggerimenti d'uso" di Silvano Bonaiuto, Associazione Italiana Amici Mulini Storici (AIAMS).

 

 

CartinaMuliniArcevia WEb

Albero Geneologico



 

 

Se qualcuno avesse ancora delle informazioni di piu sul mulino e l'albero geneologico oppure delle correzioni dei dati, potrebbe mandarmele (Diese E-Mail-Adresse ist vor Spambots geschützt! Zur Anzeige muss JavaScript eingeschaltet sein!)

 

 Ashampoo Snap 2017.01.09 11h08m21s 001

MyCloud

Copyright © 2015 . Kurt Luks - All Rights Reserved. - Joomla! 3.7.5 Stable -